La mia sindrome di Wanderlust: quando il bisogno di viaggiare diventa un problema

Io sono sposato con una straniera e indubbiamente devo il fatto che ho conosciuto mia moglie alla mia esperienza di viaggiatore.

Se non avessi viaggiato molto all’estero non avrei mai approfondito il mio inglese e non sarei mai stato in condizione di poter comunicare con mia moglie (perché quando l’ho conosciuta parlava molto poco l’italiano).

Se da un lato il fatto che io abbia viaggiato molto mi è stato molto d’aiuto sotto questo aspetto dall’altro è stato anche una pericolosa pietra d’inciampo per il mio matrimonio.

La ragione è che, mentre io ho un bisogno maniacale di viaggiare all’estero o, nella peggiore delle ipotesi, fare almeno una gita fuori porta o un’escursione a settimana, a mia moglie viaggiare non interessa affatto.

Fondamentalmente i motivi per cui a mia moglie viaggiare non interessa sono tre:

Come immigrata lei associa l’idea del viaggio all’estero all’idea dell’emigrazione e della separazione dalla famiglia e, di conseguenza, ha un’associazione mentale negativa riguardo ai viaggi

Viene da una cultura, quella filippina, che è più orientata verso le persone e la socializzazione che verso l’avventura e, in generale, pochi filippini girano il proprio paese e, quando tornano a casa in vacanza, generalmente lo fanno solo per stare insieme alla famiglia

Ma forse la ragione più profonda e’ che mia moglie ha un’incredibile capacità di godere delle piccole cose e di provare soddisfazione in cose molto ordinarie e non avverte il bisogno di fare delle avventure particolari per provare soddisfazione.

Questa nostra notevole differenza in relazione all’idea di vacanza e viaggio ha creato non pochi attriti.

Il problema più grosso l’abbiamo avuto la prima volta che sono andato con lei in Filippine.

Era la prima volta in assoluto che visitavo un paradiso tropicale e provavo un intenso desiderio di vedere barriere coralline, giungle, cascate isolate e quant’altro.

In parte abbiamo girato alcuni posti molto interessanti ma, francamente per quello che le Filippine hanno da offrire, volevo vedere molto di più.

Per cui, approfittando del fatto che nello stesso periodo in cui eravamo in Filippine anche alcuni miei amici filippini che vivono a Roma erano lì in vacanza, ho di fatto lasciato mia moglie da sola al suo paese e sono andato da solo a trovare i miei amici, i quali mi hanno fatto girare molte più spiagge (e altri posti) rispetto a quel poco che avevo visto con mia moglie.

Al ritorno dalle Filippine ho fatto però un autoesame e mi sono chiesto come mai ero stato così egoista ad anteporre il mio desiderio di avventura alla mia relazione e ho cominciato a chiedermi se il mio smodato desiderio di vedere sempre qualcosa di nuovo ed eccitante fosse una vera e propria dipendenza che mi stava impedendo di godere delle piccole cose che invece mia moglie sembrava apprezzare e che, in fondo, costituiscono l’essenza di una relazione sentimentale.

Tempo fa lessi un libro (“Excuses Begone” di Wayne Dyer) dove lessi la frase “la nostra relazione col momento presente definisce che tipo di relazione abbiamo con la vita stessa”.

Quella frase mi colpì particolarmente perché mi fece rendere conto del fatto che il mio bisogno compulsivo di fare sempre viaggi, gite ed escursioni nascondeva alla base un’irrequietezza interiore che mi stava di fatto impedendo di apprezzare le piccole gioie che il matrimonio offre e che, più in generale, la vita offre.

Devo molto a mia moglie il fatto che ora sono diventato molto più equilibrato sotto quest’aspetto e ho imparato a trarre soddisfazione dagli innumerevoli piccoli momenti che trascorriamo insieme piuttosto che cercare a tutti i costi di trascinare mia moglie a salire su un aereo e andare da qualche altra parte per poter dire di aver goduto di qualcosa di veramente romantico.

La chiave per una vita e un matrimonio straordinari è nella capacità di godere di ogni singolo momento e, benché viaggiare sia un’esperienza straordinaria e che ha notevolmente arricchito la mia vita, la sindrome di Wanderlust ha rischiato di rovinare la mia relazione e mi ha, per molti anni, impedito di godere del “qui e ora” che è l’essenza di una vita felice.

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