Come risolvere i problemi di comunicazione nel matrimonio

Uno dei miei obiettivi in questo blog è condividere idee e strategie che mi hanno immensamente aiutato a portare il mio matrimonio ad un livello molto più alto.


Io sono in un matrimonio interrazziale e questo tipo di relazione è particolarmente complicata, in quanto, oltre alle sfide che caratterizzano qualsiasi tipo di matrimonio, il matrimonio multietnico presenta tutta una serie di altre sfide legate allo shock culturale, e quindi ho deciso di leggere regolarmente quanti più libri possibile su come avere una relazione che funziona.

Uno dei libri che mi hanno aiutato immensamente a migliorare la mia vita sentimentale è un libro in cui mi sono imbattuto un paio di anni fa, scritto da uno psicologo americano di nome Jonathan Robinson.
Il libro si intitola “Miracoli di comunicazione per le coppie” (al momento non credo esista una traduzione in italiano ma per chi conosce l’inglese vale veramente la pena leggerlo).

Come afferma il dottor Robinson, la maggior parte di noi è più a conoscenza di come riparare un’auto che di come funziona la comunicazione efficace e, purtroppo, pochissime persone investono tempo di qualità nell’apprendimento di come comunicare efficacemente con il coniuge.

La cosa veramente notevole di questo libro è il fatto che, applicando i suggerimenti che si trovano nelle primissime pagine, si possono immediatamente iniziare a notare cambiamenti incredibili nella propria relazione, anche se la relazione ha sofferto a lungo delle cattive conseguenze della scarsa capacità di comunicare, che è la ragione numero uno per cui molte relazioni falliscono.

In realtà spesso i problemi di comunicazione non vengono fuori nel lungo periodo ma si manifestano subito: all’inizio della mia relazione ero un pessimo comunicatore e, come generalmente fanno gli uomini, ero solito dare consigli a mia moglie senza prima aver messo a fuoco e capito a fondo i suoi sentimenti.

Le tre A che rafforzano la comunicazione

Il libro sottolinea l’importanza di dare al nostro coniuge 3 cose assolutamente indispensabili affinché il nostro coniuge sia disposto ad aprirsi e ad ascoltare quello che abbiamo da dirgli: riconoscimento, apprezzamento e accettazione.

C’è un passaggio interessante nel primo capitolo che dice (come ho detto il libro è in inglese quindi cercherò di fare una traduzione più accurata possibile): “Se il tuo partner è molto turbato, la chiave per convincerlo ad ascoltare quello che hai da dire è dargli una notevole quantità di riconoscimento, apprezzamento e accettazione (in inglese tre A: Acknowledgement, Appreciation e Acceptance).
Le tre “A” sono come depositi nel conto bancario di autostima del tuo partner. Quando dai al tuo compagno le tre “A”, il suo “saldo” nella sua banca di autostima aumenta temporaneamente. Man mano che il suo saldo bancario aumenta, il tuo coniuge diventerà naturalmente più amorevole, più generoso e più capace di ascoltare. Pertanto, quando il tuo partner si sente stressato, la cosa migliore che puoi fare è effettuare un “deposito” sul suo conto bancario di autostima. Quasi come per magia, egli diventerà più ben disposto verso di te. Siccome è più capace di ascoltarti con amore, anche tu ti sentirai meglio. Il ciclo distruttivo sarà finito ”.

Il motivo per cui il nostro partner è spesso riluttante ad ascoltare ciò che abbiamo da dire è perché non riusciamo ad immedesimarci in ciò che egli sta provando e diciamo cose che non tengono conto dei suoi veri sentimenti.

In passato ho commesso questo errore troppe volte: in molte occasioni ho detto o fatto cose che hanno creato resistenza e risentimento in mia moglie (mia moglie proviene da una cultura caratterizzata da un alto livello di emotività), cose che dal mio punto di vista erano di poco conto ma che invece per mia moglie erano fonte di irritazione e ho minimizzato la sua irritazione con espressioni del tipo “ma dai”, “falla finita”, “ti arrabbi troppo facilmente per cose di poco conto” o qualcosa del genere.

Il concetto che il dott. Robinson trasmette nel suo libro è che se il nostro coniuge è arrabbiato, invece di respingere o minimizzare il suo  turbamento o la sua irritazione dobbiamo onorare e riconoscere pienamente il suo diritto di sentirsi turbato.

Il Dr. Robinson offre uno strumento di comunicazione molto potente chiamato “formula di riconoscimento” (in inglese “acknowledgment formula):

MI SEMBRA DI CAPIRE CHE TU….

IMMAGINO CHE TU TI SENTA VERAMENTE….

MI DISPIACE CHE TU TI SENTA COSÌ


In questo modo, invece di minimizzare e ignorare i sentimenti del nostro coniuge li stiamo ONORANDO, RICONOSCENDO E VALIDANDO e questo rende il nostro coniuge molto più propenso ad ascoltare quello che abbiamo da dire.

Oltre al riconoscimento, il libro parla di altre due qualità che sono l’ Apprezzamento (che significa apprezzamento specifico, poiché l’apprezzamento vago e generico fa poco effetto) e Accettazione.

Io, come ho detto, sono in un matrimonio interrazziale e la cultura di mia moglie è caratterizzata da molte cose che sono difficili da accettare per un occidentale, ma se voglio che il mio matrimonio prosperi non posso demolire l’ambiente che io stesso ho scelto di sposare. La cultura filippina è quella che è e l’unico modo in cui posso aspettarmi di avere un matrimonio che funziona è accettare la cultura del mio partner così com’è senza resistenza.

In qualsiasi tipo di matrimonio è indispensabile riconoscere e accettare che il nostro coniuge è quello che è e non quello che NOI VORREMMO CHE FOSSE.


La formula delle tre A ha creato miracoli nel mio matrimonio e il mio consiglio per tutti coloro che hanno una relazione intima è quello di imparare a praticare Apprezzamento, Riconoscimento e Accettazione e penso che “Miracoli di comunicazione per le coppie” del Dr. Robinson sia una grande risorsa per imparare a praticare queste tre qualità assolutamente indispensabili per il successo di una relazione sentimentale.

Le quattro R che distruggono la comunicazione

Un concetto che ho appreso da Tony Robbins è quello delle quattro R da evitare, se non vogliamo compromettere i buoni risultati ottenuti praticando le tre A.

Il concetto è che se abbiamo detto o fatto qualsiasi cosa che provoca la minima Resistenza o irritazione nel nostro coniuge, dobbiamo subito agire per evitare che troppa resistenza accumulata porti il nostro coniuge a provare Risentimento.

Se il risentimento va avanti per troppo tempo si rischia di arrivare alla situazione in cui dal risentimento si passa al Rigetto, che è la fase in cui marito e moglie diventano dei semplici compagni di stanza senza sentimenti.

E infine dal Rigetto si passa alla Repressione che è l’anticamera della separazione perché è la fase in cui ormai si rinuncia a lottare.

Praticando ogni giorno le tre A e stando attenti alle quattro R si possono veramente ottenere risultati eccezionali nel matrimonio.

Come comunicare liberamente i propri sentimenti al proprio coniuge

Uno dei principali ostacoli che impediscono alle persone che sono in una relazione sentimentale di godere di vera intimità è la scarsa capacità di comunicare liberamente i propri sentimenti senza provocare una reazione negativa da parte del coniuge.

In realtà esistono delle modalità di comunicazione che ci possono permettere di comunicare liberamente qualsiasi cosa senza scatenare reazioni negative e senza chiudere la mente del coniuge.

Eliminare il tono di accusa

Uno degli errori che quasi tutti commettiamo, e che ho commesso anche io troppe volte, è quello di dire cose del tipo “quando hai detto/fatto quella cosa lì mi hai fatto sentire….”.

In questo modo stiamo accusando il partner di essere responsabile di come ci siamo sentiti e, generalmente, chi si sente sotto accusa chiude la mente.

Una maniera più efficace e che non fa sentire il partner sotto accusa è dire cose del tipo “quando hai detto/fatto quella cosa lì io l’ho interpretata (o io mi sono sentita/o)….”.

In questo modo non stiamo accusando il partner di essere il responsabile di come ci siamo sentiti e di conseguenza lui/lei non si sentirà sotto accusa e, pertanto, sarà molto più propenso/a ad ascoltare quello che abbiamo da dire.

Evitare di dire SEMPRE/MAI

Un’altra cosa che chiude la mente delle persone è quando le accusiamo di essere il tipo di persona che fa (o si astiene dal fare) sempre/mai una determinata cosa e diciamo cose del tipo: “ogni volta che torno a casa dal lavoro ti trovo a guardare video su YouTube e non mi guardi neanche”.

Ho scoperto, leggendo vari libri sulle relazioni di successo, che è molto più efficace essere specifici e dire una cosa tipo “quando venerdì sera sono tornato/a a casa e ho visto che non mi hai salutato mi sono sentito/a.…”.

In questo modo stiamo circoscrivendo il problema ad una situazione particolare e non stiamo accusando il partner di essere il tipo di persona che fa SEMPRE o MAI quella cosa, il che tende a chiudere molto la mente delle persone.

Non mettere mai in discussione la persona o la relazione

Essendo generici e non specifici stiamo mettendo in discussione la persona invece che risolvere una specifica situazione.

Una maniera molto efficace per comunicare al nostro coniuge che non stiamo mettendo in discussione la persona o la relazione è dire cose del tipo: “so che mi ami. Volevo solo chiarire che quando venerdì sera non mi hai salutato mi sono sentito/a….”.

Oppure si potrebbe dire: “quando venerdì sera non mi hai salutato mi sono sentito/a come se tu non mi amassi e so bene che non è vero“.

In questo modo stiamo ricordando al nostro coniuge che non stiamo mettendo in discussione la relazione nel suo insieme e che stiamo solo cercando di risolvere un problema specifico.

Usare la parola “e” invece di “ma”

Se diciamo “so che mi ami ma quando venerdì sera….” è come se stessimo dicendo “so che mi ami ma non mi ami”.

Diversi esperti di comunicazione dicono che sarebbe meglio usare “e” al posto di “ma” e dire ad esempio: “so che mi ami e siccome quando venerdì sera mi sono sentito/a….volevo chiederti se magari potresti prestare più attenzione….” oppure “so che mi ami e mi sentirei ancora più amato/a se……”.

Una delle cose che mi hanno aiutato immensamente a risolvere molti problemi di comunicazione nel mio matrimonio è stata la decisione di leggere quanto più materiale, tra libri, blog ecc, possibile su come comunicare efficacemente nel matrimonio, tanto più perché mia moglie viene da una nazione dove il livello di emotività è molto alto e quindi è molto facile che io dica cose che chiudono la sua mente.

Dato che una relazione sentimentale che funziona non si crea da sola, il consiglio che posso dare a chiunque sia in una relazione è quello di investire tempo ed energie per imparare a comunicare in una maniera che crea ponti e non barriere.

Come cambiare il proprio coniuge

Mia moglie viene da un paese, le Filippine, la cui mentalità spesso si scontra con quella di un marito occidentale.

Quindi ci sono diverse cose che vorrei che mia moglie cambiasse, specialmente quelle che sono legate a quelle che considero le idiosincrasie della mentalità filippina che ho ampiamente menzionato in questo blog.

Le persone resistono al cambiamento

Ho letto molti libri e blog su come cambiare le altre persone e ho provato diversi metodi, ma sono giunto alla conclusione che la realtà è che le persone difficilmente possono essere cambiate e non solo perché mia moglie proviene da una cultura che è particolarmente riluttante a fare cambiamenti. Molte altre persone con cui interagisco, inclusi i miei parenti e amici italiani o persone con cui lavoro, resistono al cambiamento.

Ad esempio, mia madre non è più in grado di lavorare e vive con una pensione di vecchiaia, eppure non vuole vendere la sua grande casa al mare che costa cifre spropositate in tasse e manutenzione e che sta divorando quel poco denaro che prende di pensione.

Ho dovuto lasciare quasi per disperazione il mio ex datore di lavoro che stava perdendo clienti e appalti e che non era disposto a cambiare nulla del modo in cui gestisce la propria attività e non era aperto a nessun suggerimento.

Quindi la realtà non è che mia moglie filippina sia particolarmente poco incline al cambiamento mentre tutti gli altri con cui interagisco sono pronti a cambiare: viviamo in un mondo in cui praticamente tutti sono riluttanti a fare cambiamenti.

Eppure ci concentriamo solo su come il nostro coniuge non è disposto a cambiare e dimentichiamo come tutti gli altri intorno a noi abbiano sostanzialmente lo stesso difetto.


Io stesso resisto al cambiamento


Ma, cosa ancora più importante, mi sono reso conto di quanto io stesso abbia difficoltà a cambiare e mi ci sono voluti anni o addirittura decenni per separarmi da alcune delle abitudini negative che alla fine sono riuscito a vincere (come mangiare troppo per esempio), quindi come posso aspettarmi di cambiare gli altri?

Io stesso faccio fatica a farlo e spesso trovo ogni sorta di scuse per giustificare il motivo per cui non sto cambiando.


Quindi, dopo anni caratterizzati da falliti tentativi di convincere mia moglie a separarsi dalle sue abitudini “filippine”, ho fatto un onesto auto-esame per scoprire dove sono stato inefficace e in che misura posso realisticamente aspettarmi che mia moglie cambi e in che misura devo solo accettare e imparare ad apprezzare le cose che probabilmente non cambieranno mai.


Parte di questo auto-esame consiste nel ricordare a me stesso che più o meno allo stesso modo in cui ci sono cose che voglio che mia moglie cambi, ci sono cose che lei vuole che io cambi

Uno dei motivi per cui mia moglie resiste ai miei tentativi di farla cambiare è probabilmente perché, per molti anni, mi sono visto come l’occidentale responsabile che ha le giuste priorità e ho invece considerato mia moglie come una persona che proviene da un ambiente meno sviluppato, quindi ,dal mio punto di vista, le cose che lei voleva che io cambiassi erano cose insignificanti mentre le cose che volevo che lei cambiasse erano cose più importanti.

Ciò è probabilmente vero in alcune aree (come ad esempio la gestione del denaro) ma se continuo a partire dal presupposto che le cose che voglio che mia moglie cambi siano importanti mentre le cose che lei vuole che io cambi siano insignificanti, non andremo da nessuna parte.

Quindi il primo passo che ho fatto è rimuovere questa idea e accettare che siamo sullo stesso piano: lei non sta cambiando le cose che le sto chiedendo di cambiare e io non sto cambiando le cose che vuole che io cambi, punto.

Perché io non sto cambiando le cose che mia moglie vuole che io cambi


Una volta che ho fatto questa ammissione, ho iniziato a esaminare le ragioni per cui sono riluttante a cambiare le cose che lei vuole che io cambi, perché quelle devono essere le stesse ragioni di fondo che impediscono a mia moglie di cambiare le abitudini che io voglio che cambi.

Ho scoperto che ci sono tre ragioni fondamentali per cui non ho mai lavorato seriamente sulle cose che mia moglie vuole che io cambi:

  • Ne ho praticamente già menzionato una: consideravo le cose che lei voleva che io cambiassi come poco importanti, quindi le ignoravo.
Quindi mi sono chiesto: “Non potrebbe essere che sia proprio questo mio atteggiamento ad impedirle di prendere in considerazione la possibilità di lavorare sulle cose che vorrei che lei cambiasse”? Una volta che mi sono posto questa domanda ho cambiato decisamente atteggiamento.

  • Il modo in cui lei porta alla mia attenzione le cose che lei ritiene che io debba cambiare: come fanno tutte le donne, spesso mia moglie non si limita a farmi notare delle cose che ritiene io debba cambiare ma lo fa in preda a reazioni emotive.


Quando questo accade, non importa quanto abbia ragione, chiudo le orecchie. Chi ha ragione o torto va a farsi friggere, non voglio ascoltarla perché sento che mi sta attaccando e attaccandomi non approda a nulla.

Ora, io faccio fatica a vedermi come uno che attacca perché raramente  perdo la calma, ma pensandoci più attentamente io attacco e critico comunque

Forse lo faccio in modi più delicati e gentili ma comunque la faccio sentire attaccata.

Fare la predica, attaccare e criticare non funziona con me, quindi come può funzionare con lei?

  • Non vede le cose positive che faccio e le mie intenzioni positive e si concentra solo su ciò che ho fatto di sbagliato. E, ancora una volta, questo mi impedisce di voler sentire qualsiasi cosa lei abbia da dire.

Esaminando onestamente il mio approccio, mi sono reso conto che anche io ho anche focalizzato troppo la mia attenzione sugli aspetti più idiosincratici e irritanti della sua mentalità e ho preteso il cambiamento senza partire da una posizione di apprezzamento, almeno per le sue intenzioni positive.

Ricordo a me stesso quanto sia stato difficile per me cambiare le cattive abitudini che sono riuscito a cambiare

Ultimamente sono diventato più consapevole di come il mio essere stato irritato per molto tempo per la  mancanza di volontà di cambiare di mia moglie sia stato direttamente proporzionale alla mia mancanza di consapevolezza di quanto io devo ancora cambiare e di quanto sia stato difficile per me cambiare alcune cattive abitudini e quante volte ho fallito e ancora ci ricado.

È vero che ho apportato alcuni importanti cambiamenti nella mia vita, ma il 99% delle mie debolezze  ancora persiste e non ho nemmeno scalfito la superficie del vero cambiamento.

Ho apportato enormi cambiamenti, certo, ad esempio ho sviluppato abitudini sane e perso 30 kg di peso, ma mi ci sono voluti 25 anni per riuscirci.

Quindi, diventando più consapevole delle mie debolezze e di quanto sia stato difficile per me cambiare, ho adottato un approccio più compassionevole e meno esigente

Partire sempre da una posizione di apprezzamento

Se considero mia moglie fondamentalmente imperfetta e come una persona che non va così com’è, non c’è speranza che le cose possano migliorare, quindi mi sforzo di soffermarmi ogni giorno su almeno 3 cose che apprezzo di lei e le metto per iscritto, come suggeriscono molti esperti di relazioni, e lo sto facendo seriamente, lo faccio come prima cosa la mattina senza mai saltare un giorno.

Più o meno allo stesso modo in cui i ricchi diventano più ricchi perché edificano su ciò che già possiedono, posso solo aspettarmi risultati positivi se mi sforzo di vedere i tratti positivi e le intenzioni positive di mia moglie e la vedo come fondamentalmente ben intenzionata e piena di potenzialità piuttosto che fondamentalmente imperfetta e bisognosa di cambiare per piacermi.

Come smettere di litigare nel matrimonio

Quando due persone che vengono da ambienti diversi trascorrono lunghi periodi di tempo a stretto contatto spesso i conflitti oscurano i momenti di gioia e intimità.

Nel mio caso, dato che mia moglie è asiatica, oltre alle differenze di fondo che ci sono tra un uomo e una donna, i litigi e le incomprensioni sono il risultato delle enormi differenze di mentalità.

Come si può cercare di ridurre al minimo i litigi e cosa sto cercando di fare io personalmente per creare un’atmosfera in cui i momenti di intimità superano i momenti di attrito?

Una potente metafora è quella della nave: cerco di partire sempre dal presupposto che attaccare mia moglie è come attaccare il proprio compagno di barca.

Se la barca sta affondando ha molto più senso che i passeggeri collaborino per evitare che la barca vada più a fondo piuttosto che vadano a cercare il colpevole e si accusino a vicenda perché, mentre cercano il colpevole la barca continua ad affondare e nessuno ci guadagna.

Sotto quest’ aspetto è interessante cha parola inglese tradotta relazione è relationship e si presta ad un interessante gioco di parole perché la parte finale del termine è ship che, per l’appunto, significa imbarcazione.

Però anche partendo dal presupposto che io e mia moglie siamo compagni di viaggio che non hanno alcun interesse a litigare l’imperfezione spesso prende il sopravvento e si finisce col litigare.

In linea di massima, dato che le donne sono più emotive degli uomini (e a questo bisogna anche aggiungere il ciclo mestruale) e, dato che mia moglie viene da un paese dove il tasso di emotività è più alto rispetto ai paesi occidentali, spesso è mia moglie a dare inizio alle discussioni.

Io sono una persona piuttosto pacifica e non amo le discussioni per cui, se possibile e pratico, cerco di sparire dalla circolazione quando l’atmosfera si carica di emotività.

Tuttavia allontanarsi non è sempre possibile o pratico, soprattutto se sono stato io a causare, anche involontariamente, l’irritazione di mia moglie e sono costretto a rimanere e ad ascoltarla.

In passato la mia tendenza era quella di difendere e giustificare ma, col tempo, mi sono reso conto che se uno attacca e l’altro minimizza o difende nessuno sta ascoltando e il litigio non si placa.

Quindi mi sono reso conto che la cosa migliore è che, anche se sono assolutamente convinto di non aver detto o fatto nulla di male, io rimanga in silenzio e ascolti quello che mia moglie ha da dire lasciandola finire di sfogare finché arriva al punto che continuare ad attaccare non ha più senso.

A volte però neanche questa strategia funziona perché lei non si accontenta che io rimanga in silenzio ma, al contrario, vuole a tutti i costi una risposta o una spiegazione.

In questo tipo di situazione applico il principio secondo cui il significato della comunicazione è la risposta che ottiene e mi scuso non per ciò che ho detto o fatto (se realmente non ho fatto o detto nulla di male) ma per l’impatto.

Questo di solito pone fine alla discussione.

Tuttavia a volte nemmeno questa strategia funziona perché mia moglie la percepisce come una forma di accusa velata (“io ho detto o fatto la cosa giusta, è colpa tua che hai capito male”).

Ci sono tutta una serie di principi e strategie che cerco di applicare per ridurre al minimo i litigi ma, realisticamente, mi rendo conto che una relazione sentimentale senza alcun tipo di attrito non fa parte di questo mondo.

Comunque, partendo dal presupposto che mia moglie è la mia compagna di viaggio, cercando di ascoltarla senza difendere e giustificare, cercando di scusarmi per l’impatto anche quando ho ragione io, sono riuscito negli ultimi anni a ridurre in modo significativo i litigi e le incomprensioni.

Cosa cerca una donna in un uomo?

Se esistesse la possibilità di convincere una donna a fare una lista nero su bianco delle cose che lei si aspetta da un marito il 99% dei problemi coniugali probabilmente sparirebbe.

Il problema è che non funziona esattamente così: una donna non si presenterà mai dal marito con una specie di “lista della spesa” in cui è chiaramente scritto nero su bianco cosa lei si aspetta che il marito faccia.

Benché questo semplificherebbe di molto il compito di un marito, la mia esperienza mi insegna che la donna si aspetta che il marito acquisisca un adeguato grado di sensibilità che gli permetta di decifrare le miriadi di segnali, spesso contraddittori, che la moglie trasmette.

Io ci ho impiegato anni a mettere giù una lista di quelle che ho compreso essere le cose che mia moglie si aspetta da me.

In realtà c’è una cosa che sono riuscito a capire prima ancora di sposarmi, il resto ci ho impiegato anni a capirlo.

La cosa che sono riuscito a capire prima di sposarmi, circa quello che rende un uomo attraente agli occhi di una donna, è che le donne sembrano essere particolarmente attratte da un uomo che ha tante opzioni o, in altre parole, un uomo che trasmette l’immagine di uno che non ha bisogno di entrare in una relazione con quella donna in particolare per essere felice.

Non mi riferisco necessariamente ad un uomo talmente affascinante da potersi permettere di scegliere la donna che vuole. Non è questo il concetto. Quello di cui sto parlando è un uomo che non ha particolarmente bisogno di essere in una relazione per avere una vita felice e significativa.

Il motivo per cui sono giunto a questa conclusione è che quando ho conosciuto mia moglie, benché fossi attratto da lei, non avevo nessuna intenzione di stravolgere la mia vita che aveva raggiunto il top della soddisfazione.

Facevo volontariato internazionale, giravo il mondo e facevo viaggi all’estero anche tre volte l’anno, avevo una grande passione per l’escursionismo, stavo mettendo da parte diversi soldini…. insomma non avevo intenzione di stravolgere la mia confortevole situazione e opponevo molta resistenza all’idea di sposarmi.

E questa è stata una delle cose che, secondo me, mi ha reso attraente agli occhi di mia moglie, cioè il fatto che trasmettevo l’idea di quello che non entra in una relazione per soddisfare una fame emotiva. Francamente stavo bene e non avevo alcun bisogno di sposarmi.

La fase che ha preceduto il mio fidanzamento mi ha quindi insegnato (almeno questa è la conclusione che ho tratto) che

  • Le donne sembrano essere particolarmente attratte da un uomo che ha uno scopo nella vita che è più grande di una relazione sentimentale

La seconda conclusione che ho tratto (dopo anni) circa ciò che una donna desidera in un uomo è collegata a ciò che dicevo nell’introduzione e cioè che

  • Una donna desidera che sia l’uomo ad interpretare ciò di cui lei ha bisogno e non sarà mai lei a dirglielo o a metterglielo nero su bianco
  • Una donna cerca un uomo che soddisfi il suo bisogno di connessione emotiva quando lei ne ha bisogno e che sia disposto a lasciar perdere impegni urgenti per darle questa connessione quando serve a lei e non quando lui è libero

Venerdì scorso ho praticamente dovuto lasciar perdere una chat con un potenziale cliente che poteva portarmi del lavoro importante perché mia moglie aveva bisogno di un massaggio….

  • Per una donna le piccole cose contano più delle grandi cose

Se volessi fare una lista di esempi dovrei scrivere un libro più che un post però, tanto per fare un esempio spicciolo, potrei menzionare il fatto che, nella mia logica di uomo razionale, se io mi alzo la mattina presto e lavoro tutto il giorno ci può anche stare che nella fretta dimentico di chiudere il coperchio della tazza del wc. Il coperchio della tazza del wc è una piccola cosa nei confronti del lavoro a tempo pieno che faccio per la famiglia (anche mia moglie lavora, sto solo facendo un esempio per mettere in risalto il concetto) però la mia esperienza mi insegna che per una donna una cosa grossa come il fatto di aver lavorato tutto il giorno può diventare insignificante se ci si è scordati la “piccola” cosa di chiudere il coperchio della tazza.

  • Una donna vuole essere ascoltata e non vuole soluzioni

Questo è un concetto che si trova più o meno in tutti i libri sulle relazioni e confermo che le cose stanno effettivamente così e devo anche dire che per un uomo abituato a cercare soluzioni ai problemi questo concetto è più facile da capire che da applicare.

Bene, queste sono alcune delle idee che mi sono fatto circa ciò che una donna desidera in un uomo.

In futuro cercherò di allungare la lista….

Come sono diventato un ascoltatore migliore

All’inizio del mio matrimonio multietnico avevo dato per scontato che non avrei avuto particolari problemi di comunicazione perché avevo un elevato livello di istruzione, conoscevo due lingue e, di conseguenza, potevo comunicare con mia moglie in due lingue e stavo addirittura imparando la lingua madre di mia moglie.

Essere in grado di comunicare con la mia moglie straniera in tre lingue ha sicuramente aiutato ad aiuta tuttora, ma ha ben poco a che fare con l’essere un buon comunicatore e questo discorso vale a prescindere dal fatto che il matrimonio sia interrazziale o meno.

La capacità di passare da una lingua all’altra quando parlo con mia moglie aiuta a trasmettere ciò che sto cercando di dirle in modo accurato perché, se non riesco a farle afferrare un concetto in una lingua, ne ho altre due di riserva e, ovviamente, questo vale anche al contrario, ovvero quando è lei a cercare di fare capire qualcosa a me.

Tuttavia, nel giro di pochi mesi dalla data del mio matrimonio, mi sono reso conto che avevo trascurato di arrivare al matrimonio preparato sotto l’aspetto decisamente più importante, ovvero quello di diventare un ascoltatore migliore.

Che essere un buon comunicatore implicasse ascoltare più che saper parlare bene e in più lingue era un concetto che più o meno avevo sentito ripetere parecchie volte ma, francamente, non gli avevo dato troppo peso.

Di conseguenza, poche settimane dopo il giorno del mio matrimonio, l’incapacità di dare a mia moglie la presenza mentale necessaria e di ascoltarla ha iniziato a da diventare molto corrosiva e a fare molti danni.

In realtà il fatto che potessi comunicare con lei in tre lingue non faceva che peggiorare le cose perché non potevo nemmeno usare la barriera linguistica come scusa o alibi.

Dopo circa dieci lunghi anni ho cominciato a svegliarmi e ad analizzare seriamente perché avevo questa debolezza e cosa potevo fare per superarla e sono giunto alla conclusione che la mia scarsa capacità di ascoltare dipendesse fondamentalmente dai seguenti fattori:

Mancanza di presenza

Una delle mie principali debolezze è la tendenza a far vagare la mente quando qualcun altro sta parlando. Questa è una debolezza che risale ai tempi della scuola e l’università: sono sempre andato bene a scuola ma non ascoltavo nulla di ciò che dicevano gli insegnanti e l’unica ragione per cui andavo bene è perché studiavo molto a casa ma questo implicava lavorare il doppio.

Il fatto che riuscivo comunque a ottenere buoni risultati mi ha portato a sottovalutare il problema.

Purtroppo nel matrimonio non funziona esattamente così e quando il coniuge parla e comunica un bisogno importante non gli si può dire di scrivercelo in un libro di testo che ci studieremo in un secondo momento.

Quando mi sono reso conto che la mia mancanza di presenza era la fonte di molti problemi e che i miei sforzi per imparare la lingua madre di mia moglie contavano molto poco, ho iniziato a lavorare molto seriamente per vincere questa debolezza.

Ho iniziato a sforzarmi di ascoltare non solo all’interno della famiglia ma in ogni situazione.

Non vado più a scuola o all’università da decenni ma frequento riunioni, seminari, corsi e ascolto audiolibri mentre guido la macchina.

Quello che ho fatto per migliorare la mia capacità di essere pienamente presente e vincere questa mia antica debolezza è stato esercitarmi deliberatamente a ripetere ad alta voce quello ho appena sentivo in ognuna di queste situazioni.

Ad esempio, se ascolto un audiolibro durante la guida, dedico circa cinque minuti quando fermo l’auto per ripetere ad alta voce i punti principali di ciò che ho sentito. Quando vado a una riunione o un seminario mi avvicino al relatore dicendogli due o tre cose specifiche che ho apprezzato.

Ho lavorato sotto questi aspetti per circa sei mesi e ho iniziato a notare grandi miglioramenti anche nel mio matrimonio e nella mia vita familiare in generale.

Tendenza a interrompere

Un’altra grande debolezza che ho è la tendenza a pensare a quello che dirò dopo mentre qualcun altro sta parlando, e di nuovo, questo non accade solo all’interno della famiglia ma anche quando vado a una riunione o un seminario: mentre ascolto un discorso di qualcun altro penso al discorso che devo fare io.

Qualche anno fa mi sono imbattuto in un libro intitolato “Communication Miracles for Couples” di Jonathan Robinson che dice che quando qualcun altro ci sta parlando e siamo concentrati su ciò che diremo dopo è come se stessimo dicendo qualcosa tipo : “Quello che hai da dire è così poco importante e una tale perdita di tempo per me che non vale la pena lasciarti parlare neanche qualche secondo, e quello che devo dire è così importante che, per non perdere il mio prezioso tempo, ti devo interrompere. ” (Capitolo 8). Questa frase mi ha colpito così tanto che ho provato un grande senso di vergogna e ho iniziato a lavorare molto seriamente sulla mia capacità di onorare e riconoscere ciò che mia moglie o altre persone stanno dicendo.

Difendere o giustificare

Un’altra debolezza che ho è la tendenza a difendere o giustificare piuttosto che ascoltare e onorare pienamente ciò che mia moglie sta cercando di dirmi riguardo a come si sente (soprattutto quando mi sta comunicando come un mio comportamento l’ha fatta sentire in un certo modo), e tanto più perché, il più delle volte, mia moglie non si limita a confidami i suoi sentimenti ma piuttosto li sfoga su di me con un eccesso di emotività (e le filippine sono donne piuttosto emotive).

Il problema è che quando qualcuno si sta sfogando e l’altro sta difendendo o giustificando nessuno sta veramente ascoltando.

Quindi ho imparato che qualcuno deve rompere questo schema negativo in cui nessuno sta ascoltando e ho sviluppato l’abitudine di ascoltare completamente mia moglie anche quando diventa eccessivamente emotiva e dice cose che feriscono.

Non lo faccio perfettamente, a volte perdo la calma ma ci sto almeno provando.

In conclusione posso dire che la mia esperienza matrimoniale mi ha insegnato che è fin troppo facile per una persona istruita e sofisticata (o che si ritiene tale) partire dal presupposto di non avere bisogno di imparare a diventare un miglior ascoltatore.

Il mio matrimonio multietnico mi ha dato lo stimolo per acquisire questa qualità che si è rivelata e si sta rivelando molto preziosa.

Come imparare a mostrare più empatia

Il titolo di questo post non è “come avere empatia”. Non possedere questa qualità rende molto problematico essere in una relazione sentimentale e, più in generale, avere qualsiasi tipo di relazione.

Il titolo è “come imparare a mostrare empatia.

Come ho menzionato in alcuni post precedenti, io sono un tipo alquanto introverso. Come ho scritto in un post sull’argomento essere introversi non solo non è un ostacolo ad avere un matrimonio felice ma, al contrario, può rivelarsi un grosso vantaggio.

Un aspetto negativo della mia introversione è però il fatto che, benché io provi molta compassione e interesse per il prossimo, spesso faccio fatica a mostrare empatia.

E, soprattutto in una relazione sentimentale, provare empatia non basta se non si è in grado di esternarla.

Un mio problema strettamente connesso alla mia scarsa capacità di proiettare all’esterno l’immagine di una persona empatica è anche il fatto che, sin da piccolo, ho sempre avuto la tendenza a fare vagare la mia mente quando gli altri parlano. Questo succedeva a scuola, succede quando partecipo ad un’assemblea di condominio, a un seminario, a un’adunanza religiosa, a una riunione di lavoro, in una riunione a scopo di svago e in qualsiasi altra situazione in cui altri parlano e sarebbe opportuno ascoltare.

Dato che la mia scarsa capacità di ascoltare è intimamente legata alla mia scarsa capacità di far percepire agli altri che mi interesso di loro, ho cominciato a lavorare in modi pratici per vincere questa mia debolezza.

Per esempio (come ho già detto nel mio post su come ho imparato ad essere un miglior ascoltatore) mi sono imposto di andare ai vari meeting, seminari, assemblee e quant’altro che frequento con la precisa intenzione di ascoltare almeno tre punti e poi avvicinare l’oratore per dargli un preciso feedback su questi tre punti.

Ho iniziato a fare la stessa cosa alle feste e i party (e avendo una moglie filippina frequento tantissimi party pieni di gente): mi sono imposto di sedermi vicino ad un gruppo di persone intente a conversare del più e del meno, anche se la conversazione mi sembra superficiale, e ascoltare almeno tre cose che vengono dette e intervenire nella conversazione almeno tre volte.

Ho praticato questa cosa per circa sei mesi e ho visto grandi cambiamenti anche nel modo in cui mi pongo nei confronti di mia moglie.

Ora quando lei parla cerco di ripetere immediatamente quello che ha appena detto e in questo modo trasmetto l’idea di quello che sta mostrando empatia e interesse personale.

Mia moglie ovviamente sa che io sono un tipo introverso e che, anche se faccio fatica ad esternare le emozioni le provo (altrimenti non mi avrebbe sposato).

Tuttavia lei si aspetta che io mi dia da fare per lavorare sulle mie debolezze, anche perché i filippini hanno una forte cultura della famiglia allargata e, anche se mia moglie può sopportare e tollerare la mia scarsa capacità di esternare le emozioni, questo crea problemi nei miei rapporti con la famiglia estesa e, di riflesso, nel matrimonio stesso.

In questi 17 anni di matrimonio ho fatto numerosi progressi e questo dimostra che non esistono debolezze innate su cui non si possa lavorare e che non si possano superare.