Come risolvere i problemi di comunicazione nel matrimonio

Uno dei miei obiettivi in questo blog è condividere idee e strategie che mi hanno immensamente aiutato a portare il mio matrimonio ad un livello molto più alto.


Io sono in un matrimonio interrazziale e questo tipo di relazione è particolarmente complicata, in quanto, oltre alle sfide che caratterizzano qualsiasi tipo di matrimonio, il matrimonio multietnico presenta tutta una serie di altre sfide legate allo shock culturale, e quindi ho deciso di leggere regolarmente quanti più libri possibile su come avere una relazione che funziona.

Uno dei libri che mi hanno aiutato immensamente a migliorare la mia vita sentimentale è un libro in cui mi sono imbattuto un paio di anni fa, scritto da uno psicologo americano di nome Jonathan Robinson.
Il libro si intitola “Miracoli di comunicazione per le coppie” (al momento non credo esista una traduzione in italiano ma per chi conosce l’inglese vale veramente la pena leggerlo).

Come afferma il dottor Robinson, la maggior parte di noi è più a conoscenza di come riparare un’auto che di come funziona la comunicazione efficace e, purtroppo, pochissime persone investono tempo di qualità nell’apprendimento di come comunicare efficacemente con il coniuge.

La cosa veramente notevole di questo libro è il fatto che, applicando i suggerimenti che si trovano nelle primissime pagine, si possono immediatamente iniziare a notare cambiamenti incredibili nella propria relazione, anche se la relazione ha sofferto a lungo delle cattive conseguenze della scarsa capacità di comunicare, che è la ragione numero uno per cui molte relazioni falliscono.

In realtà spesso i problemi di comunicazione non vengono fuori nel lungo periodo ma si manifestano subito: all’inizio della mia relazione ero un pessimo comunicatore e, come generalmente fanno gli uomini, ero solito dare consigli a mia moglie senza prima aver messo a fuoco e capito a fondo i suoi sentimenti.

Le tre A che rafforzano la comunicazione

Il libro sottolinea l’importanza di dare al nostro coniuge 3 cose assolutamente indispensabili affinché il nostro coniuge sia disposto ad aprirsi e ad ascoltare quello che abbiamo da dirgli: riconoscimento, apprezzamento e accettazione.

C’è un passaggio interessante nel primo capitolo che dice (come ho detto il libro è in inglese quindi cercherò di fare una traduzione più accurata possibile): “Se il tuo partner è molto turbato, la chiave per convincerlo ad ascoltare quello che hai da dire è dargli una notevole quantità di riconoscimento, apprezzamento e accettazione (in inglese tre A: Acknowledgement, Appreciation e Acceptance).
Le tre “A” sono come depositi nel conto bancario di autostima del tuo partner. Quando dai al tuo compagno le tre “A”, il suo “saldo” nella sua banca di autostima aumenta temporaneamente. Man mano che il suo saldo bancario aumenta, il tuo coniuge diventerà naturalmente più amorevole, più generoso e più capace di ascoltare. Pertanto, quando il tuo partner si sente stressato, la cosa migliore che puoi fare è effettuare un “deposito” sul suo conto bancario di autostima. Quasi come per magia, egli diventerà più ben disposto verso di te. Siccome è più capace di ascoltarti con amore, anche tu ti sentirai meglio. Il ciclo distruttivo sarà finito ”.

Il motivo per cui il nostro partner è spesso riluttante ad ascoltare ciò che abbiamo da dire è perché non riusciamo ad immedesimarci in ciò che egli sta provando e diciamo cose che non tengono conto dei suoi veri sentimenti.

In passato ho commesso questo errore troppe volte: in molte occasioni ho detto o fatto cose che hanno creato resistenza e risentimento in mia moglie (mia moglie proviene da una cultura caratterizzata da un alto livello di emotività), cose che dal mio punto di vista erano di poco conto ma che invece per mia moglie erano fonte di irritazione e ho minimizzato la sua irritazione con espressioni del tipo “ma dai”, “falla finita”, “ti arrabbi troppo facilmente per cose di poco conto” o qualcosa del genere.

Il concetto che il dott. Robinson trasmette nel suo libro è che se il nostro coniuge è arrabbiato, invece di respingere o minimizzare il suo  turbamento o la sua irritazione dobbiamo onorare e riconoscere pienamente il suo diritto di sentirsi turbato.

Il Dr. Robinson offre uno strumento di comunicazione molto potente chiamato “formula di riconoscimento” (in inglese “acknowledgment formula):

MI SEMBRA DI CAPIRE CHE TU….

IMMAGINO CHE TU TI SENTA VERAMENTE….

MI DISPIACE CHE TU TI SENTA COSÌ


In questo modo, invece di minimizzare e ignorare i sentimenti del nostro coniuge li stiamo ONORANDO, RICONOSCENDO E VALIDANDO e questo rende il nostro coniuge molto più propenso ad ascoltare quello che abbiamo da dire.

Oltre al riconoscimento, il libro parla di altre due qualità che sono l’ Apprezzamento (che significa apprezzamento specifico, poiché l’apprezzamento vago e generico fa poco effetto) e Accettazione.

Io, come ho detto, sono in un matrimonio interrazziale e la cultura di mia moglie è caratterizzata da molte cose che sono difficili da accettare per un occidentale, ma se voglio che il mio matrimonio prosperi non posso demolire l’ambiente che io stesso ho scelto di sposare. La cultura filippina è quella che è e l’unico modo in cui posso aspettarmi di avere un matrimonio che funziona è accettare la cultura del mio partner così com’è senza resistenza.

In qualsiasi tipo di matrimonio è indispensabile riconoscere e accettare che il nostro coniuge è quello che è e non quello che NOI VORREMMO CHE FOSSE.


La formula delle tre A ha creato miracoli nel mio matrimonio e il mio consiglio per tutti coloro che hanno una relazione intima è quello di imparare a praticare Apprezzamento, Riconoscimento e Accettazione e penso che “Miracoli di comunicazione per le coppie” del Dr. Robinson sia una grande risorsa per imparare a praticare queste tre qualità assolutamente indispensabili per il successo di una relazione sentimentale.

Le quattro R che distruggono la comunicazione

Un concetto che ho appreso da Tony Robbins è quello delle quattro R da evitare, se non vogliamo compromettere i buoni risultati ottenuti praticando le tre A.

Il concetto è che se abbiamo detto o fatto qualsiasi cosa che provoca la minima Resistenza o irritazione nel nostro coniuge, dobbiamo subito agire per evitare che troppa resistenza accumulata porti il nostro coniuge a provare Risentimento.

Se il risentimento va avanti per troppo tempo si rischia di arrivare alla situazione in cui dal risentimento si passa al Rigetto, che è la fase in cui marito e moglie diventano dei semplici compagni di stanza senza sentimenti.

E infine dal Rigetto si passa alla Repressione che è l’anticamera della separazione perché è la fase in cui ormai si rinuncia a lottare.

Praticando ogni giorno le tre A e stando attenti alle quattro R si possono veramente ottenere risultati eccezionali nel matrimonio.

Come cambiare il proprio coniuge

Mia moglie viene da un paese, le Filippine, la cui mentalità spesso si scontra con quella di un marito occidentale.

Quindi ci sono diverse cose che vorrei che mia moglie cambiasse, specialmente quelle che sono legate a quelle che considero le idiosincrasie della mentalità filippina che ho ampiamente menzionato in questo blog.

Le persone resistono al cambiamento

Ho letto molti libri e blog su come cambiare le altre persone e ho provato diversi metodi, ma sono giunto alla conclusione che la realtà è che le persone difficilmente possono essere cambiate e non solo perché mia moglie proviene da una cultura che è particolarmente riluttante a fare cambiamenti. Molte altre persone con cui interagisco, inclusi i miei parenti e amici italiani o persone con cui lavoro, resistono al cambiamento.

Ad esempio, mia madre non è più in grado di lavorare e vive con una pensione di vecchiaia, eppure non vuole vendere la sua grande casa al mare che costa cifre spropositate in tasse e manutenzione e che sta divorando quel poco denaro che prende di pensione.

Ho dovuto lasciare quasi per disperazione il mio ex datore di lavoro che stava perdendo clienti e appalti e che non era disposto a cambiare nulla del modo in cui gestisce la propria attività e non era aperto a nessun suggerimento.

Quindi la realtà non è che mia moglie filippina sia particolarmente poco incline al cambiamento mentre tutti gli altri con cui interagisco sono pronti a cambiare: viviamo in un mondo in cui praticamente tutti sono riluttanti a fare cambiamenti.

Eppure ci concentriamo solo su come il nostro coniuge non è disposto a cambiare e dimentichiamo come tutti gli altri intorno a noi abbiano sostanzialmente lo stesso difetto.


Io stesso resisto al cambiamento


Ma, cosa ancora più importante, mi sono reso conto di quanto io stesso abbia difficoltà a cambiare e mi ci sono voluti anni o addirittura decenni per separarmi da alcune delle abitudini negative che alla fine sono riuscito a vincere (come mangiare troppo per esempio), quindi come posso aspettarmi di cambiare gli altri?

Io stesso faccio fatica a farlo e spesso trovo ogni sorta di scuse per giustificare il motivo per cui non sto cambiando.


Quindi, dopo anni caratterizzati da falliti tentativi di convincere mia moglie a separarsi dalle sue abitudini “filippine”, ho fatto un onesto auto-esame per scoprire dove sono stato inefficace e in che misura posso realisticamente aspettarmi che mia moglie cambi e in che misura devo solo accettare e imparare ad apprezzare le cose che probabilmente non cambieranno mai.


Parte di questo auto-esame consiste nel ricordare a me stesso che più o meno allo stesso modo in cui ci sono cose che voglio che mia moglie cambi, ci sono cose che lei vuole che io cambi

Uno dei motivi per cui mia moglie resiste ai miei tentativi di farla cambiare è probabilmente perché, per molti anni, mi sono visto come l’occidentale responsabile che ha le giuste priorità e ho invece considerato mia moglie come una persona che proviene da un ambiente meno sviluppato, quindi ,dal mio punto di vista, le cose che lei voleva che io cambiassi erano cose insignificanti mentre le cose che volevo che lei cambiasse erano cose più importanti.

Ciò è probabilmente vero in alcune aree (come ad esempio la gestione del denaro) ma se continuo a partire dal presupposto che le cose che voglio che mia moglie cambi siano importanti mentre le cose che lei vuole che io cambi siano insignificanti, non andremo da nessuna parte.

Quindi il primo passo che ho fatto è rimuovere questa idea e accettare che siamo sullo stesso piano: lei non sta cambiando le cose che le sto chiedendo di cambiare e io non sto cambiando le cose che vuole che io cambi, punto.

Perché io non sto cambiando le cose che mia moglie vuole che io cambi


Una volta che ho fatto questa ammissione, ho iniziato a esaminare le ragioni per cui sono riluttante a cambiare le cose che lei vuole che io cambi, perché quelle devono essere le stesse ragioni di fondo che impediscono a mia moglie di cambiare le abitudini che io voglio che cambi.

Ho scoperto che ci sono tre ragioni fondamentali per cui non ho mai lavorato seriamente sulle cose che mia moglie vuole che io cambi:

  • Ne ho praticamente già menzionato una: consideravo le cose che lei voleva che io cambiassi come poco importanti, quindi le ignoravo.
Quindi mi sono chiesto: “Non potrebbe essere che sia proprio questo mio atteggiamento ad impedirle di prendere in considerazione la possibilità di lavorare sulle cose che vorrei che lei cambiasse”? Una volta che mi sono posto questa domanda ho cambiato decisamente atteggiamento.

  • Il modo in cui lei porta alla mia attenzione le cose che lei ritiene che io debba cambiare: come fanno tutte le donne, spesso mia moglie non si limita a farmi notare delle cose che ritiene io debba cambiare ma lo fa in preda a reazioni emotive.


Quando questo accade, non importa quanto abbia ragione, chiudo le orecchie. Chi ha ragione o torto va a farsi friggere, non voglio ascoltarla perché sento che mi sta attaccando e attaccandomi non approda a nulla.

Ora, io faccio fatica a vedermi come uno che attacca perché raramente  perdo la calma, ma pensandoci più attentamente io attacco e critico comunque

Forse lo faccio in modi più delicati e gentili ma comunque la faccio sentire attaccata.

Fare la predica, attaccare e criticare non funziona con me, quindi come può funzionare con lei?

  • Non vede le cose positive che faccio e le mie intenzioni positive e si concentra solo su ciò che ho fatto di sbagliato. E, ancora una volta, questo mi impedisce di voler sentire qualsiasi cosa lei abbia da dire.

Esaminando onestamente il mio approccio, mi sono reso conto che anche io ho anche focalizzato troppo la mia attenzione sugli aspetti più idiosincratici e irritanti della sua mentalità e ho preteso il cambiamento senza partire da una posizione di apprezzamento, almeno per le sue intenzioni positive.

Ricordo a me stesso quanto sia stato difficile per me cambiare le cattive abitudini che sono riuscito a cambiare

Ultimamente sono diventato più consapevole di come il mio essere stato irritato per molto tempo per la  mancanza di volontà di cambiare di mia moglie sia stato direttamente proporzionale alla mia mancanza di consapevolezza di quanto io devo ancora cambiare e di quanto sia stato difficile per me cambiare alcune cattive abitudini e quante volte ho fallito e ancora ci ricado.

È vero che ho apportato alcuni importanti cambiamenti nella mia vita, ma il 99% delle mie debolezze  ancora persiste e non ho nemmeno scalfito la superficie del vero cambiamento.

Ho apportato enormi cambiamenti, certo, ad esempio ho sviluppato abitudini sane e perso 30 kg di peso, ma mi ci sono voluti 25 anni per riuscirci.

Quindi, diventando più consapevole delle mie debolezze e di quanto sia stato difficile per me cambiare, ho adottato un approccio più compassionevole e meno esigente

Partire sempre da una posizione di apprezzamento

Se considero mia moglie fondamentalmente imperfetta e come una persona che non va così com’è, non c’è speranza che le cose possano migliorare, quindi mi sforzo di soffermarmi ogni giorno su almeno 3 cose che apprezzo di lei e le metto per iscritto, come suggeriscono molti esperti di relazioni, e lo sto facendo seriamente, lo faccio come prima cosa la mattina senza mai saltare un giorno.

Più o meno allo stesso modo in cui i ricchi diventano più ricchi perché edificano su ciò che già possiedono, posso solo aspettarmi risultati positivi se mi sforzo di vedere i tratti positivi e le intenzioni positive di mia moglie e la vedo come fondamentalmente ben intenzionata e piena di potenzialità piuttosto che fondamentalmente imperfetta e bisognosa di cambiare per piacermi.

Come sono diventato un ascoltatore migliore

All’inizio del mio matrimonio multietnico avevo dato per scontato che non avrei avuto particolari problemi di comunicazione perché avevo un elevato livello di istruzione, conoscevo due lingue e, di conseguenza, potevo comunicare con mia moglie in due lingue e stavo addirittura imparando la lingua madre di mia moglie.

Essere in grado di comunicare con la mia moglie straniera in tre lingue ha sicuramente aiutato ad aiuta tuttora, ma ha ben poco a che fare con l’essere un buon comunicatore e questo discorso vale a prescindere dal fatto che il matrimonio sia interrazziale o meno.

La capacità di passare da una lingua all’altra quando parlo con mia moglie aiuta a trasmettere ciò che sto cercando di dirle in modo accurato perché, se non riesco a farle afferrare un concetto in una lingua, ne ho altre due di riserva e, ovviamente, questo vale anche al contrario, ovvero quando è lei a cercare di fare capire qualcosa a me.

Tuttavia, nel giro di pochi mesi dalla data del mio matrimonio, mi sono reso conto che avevo trascurato di arrivare al matrimonio preparato sotto l’aspetto decisamente più importante, ovvero quello di diventare un ascoltatore migliore.

Che essere un buon comunicatore implicasse ascoltare più che saper parlare bene e in più lingue era un concetto che più o meno avevo sentito ripetere parecchie volte ma, francamente, non gli avevo dato troppo peso.

Di conseguenza, poche settimane dopo il giorno del mio matrimonio, l’incapacità di dare a mia moglie la presenza mentale necessaria e di ascoltarla ha iniziato a da diventare molto corrosiva e a fare molti danni.

In realtà il fatto che potessi comunicare con lei in tre lingue non faceva che peggiorare le cose perché non potevo nemmeno usare la barriera linguistica come scusa o alibi.

Dopo circa dieci lunghi anni ho cominciato a svegliarmi e ad analizzare seriamente perché avevo questa debolezza e cosa potevo fare per superarla e sono giunto alla conclusione che la mia scarsa capacità di ascoltare dipendesse fondamentalmente dai seguenti fattori:

Mancanza di presenza

Una delle mie principali debolezze è la tendenza a far vagare la mente quando qualcun altro sta parlando. Questa è una debolezza che risale ai tempi della scuola e l’università: sono sempre andato bene a scuola ma non ascoltavo nulla di ciò che dicevano gli insegnanti e l’unica ragione per cui andavo bene è perché studiavo molto a casa ma questo implicava lavorare il doppio.

Il fatto che riuscivo comunque a ottenere buoni risultati mi ha portato a sottovalutare il problema.

Purtroppo nel matrimonio non funziona esattamente così e quando il coniuge parla e comunica un bisogno importante non gli si può dire di scrivercelo in un libro di testo che ci studieremo in un secondo momento.

Quando mi sono reso conto che la mia mancanza di presenza era la fonte di molti problemi e che i miei sforzi per imparare la lingua madre di mia moglie contavano molto poco, ho iniziato a lavorare molto seriamente per vincere questa debolezza.

Ho iniziato a sforzarmi di ascoltare non solo all’interno della famiglia ma in ogni situazione.

Non vado più a scuola o all’università da decenni ma frequento riunioni, seminari, corsi e ascolto audiolibri mentre guido la macchina.

Quello che ho fatto per migliorare la mia capacità di essere pienamente presente e vincere questa mia antica debolezza è stato esercitarmi deliberatamente a ripetere ad alta voce quello ho appena sentivo in ognuna di queste situazioni.

Ad esempio, se ascolto un audiolibro durante la guida, dedico circa cinque minuti quando fermo l’auto per ripetere ad alta voce i punti principali di ciò che ho sentito. Quando vado a una riunione o un seminario mi avvicino al relatore dicendogli due o tre cose specifiche che ho apprezzato.

Ho lavorato sotto questi aspetti per circa sei mesi e ho iniziato a notare grandi miglioramenti anche nel mio matrimonio e nella mia vita familiare in generale.

Tendenza a interrompere

Un’altra grande debolezza che ho è la tendenza a pensare a quello che dirò dopo mentre qualcun altro sta parlando, e di nuovo, questo non accade solo all’interno della famiglia ma anche quando vado a una riunione o un seminario: mentre ascolto un discorso di qualcun altro penso al discorso che devo fare io.

Qualche anno fa mi sono imbattuto in un libro intitolato “Communication Miracles for Couples” di Jonathan Robinson che dice che quando qualcun altro ci sta parlando e siamo concentrati su ciò che diremo dopo è come se stessimo dicendo qualcosa tipo : “Quello che hai da dire è così poco importante e una tale perdita di tempo per me che non vale la pena lasciarti parlare neanche qualche secondo, e quello che devo dire è così importante che, per non perdere il mio prezioso tempo, ti devo interrompere. ” (Capitolo 8). Questa frase mi ha colpito così tanto che ho provato un grande senso di vergogna e ho iniziato a lavorare molto seriamente sulla mia capacità di onorare e riconoscere ciò che mia moglie o altre persone stanno dicendo.

Difendere o giustificare

Un’altra debolezza che ho è la tendenza a difendere o giustificare piuttosto che ascoltare e onorare pienamente ciò che mia moglie sta cercando di dirmi riguardo a come si sente (soprattutto quando mi sta comunicando come un mio comportamento l’ha fatta sentire in un certo modo), e tanto più perché, il più delle volte, mia moglie non si limita a confidami i suoi sentimenti ma piuttosto li sfoga su di me con un eccesso di emotività (e le filippine sono donne piuttosto emotive).

Il problema è che quando qualcuno si sta sfogando e l’altro sta difendendo o giustificando nessuno sta veramente ascoltando.

Quindi ho imparato che qualcuno deve rompere questo schema negativo in cui nessuno sta ascoltando e ho sviluppato l’abitudine di ascoltare completamente mia moglie anche quando diventa eccessivamente emotiva e dice cose che feriscono.

Non lo faccio perfettamente, a volte perdo la calma ma ci sto almeno provando.

In conclusione posso dire che la mia esperienza matrimoniale mi ha insegnato che è fin troppo facile per una persona istruita e sofisticata (o che si ritiene tale) partire dal presupposto di non avere bisogno di imparare a diventare un miglior ascoltatore.

Il mio matrimonio multietnico mi ha dato lo stimolo per acquisire questa qualità che si è rivelata e si sta rivelando molto preziosa.

Come imparare a mostrare più empatia

Il titolo di questo post non è “come avere empatia”. Non possedere questa qualità rende molto problematico essere in una relazione sentimentale e, più in generale, avere qualsiasi tipo di relazione.

Il titolo è “come imparare a mostrare empatia.

Come ho menzionato in alcuni post precedenti, io sono un tipo alquanto introverso. Come ho scritto in un post sull’argomento essere introversi non solo non è un ostacolo ad avere un matrimonio felice ma, al contrario, può rivelarsi un grosso vantaggio.

Un aspetto negativo della mia introversione è però il fatto che, benché io provi molta compassione e interesse per il prossimo, spesso faccio fatica a mostrare empatia.

E, soprattutto in una relazione sentimentale, provare empatia non basta se non si è in grado di esternarla.

Un mio problema strettamente connesso alla mia scarsa capacità di proiettare all’esterno l’immagine di una persona empatica è anche il fatto che, sin da piccolo, ho sempre avuto la tendenza a fare vagare la mia mente quando gli altri parlano. Questo succedeva a scuola, succede quando partecipo ad un’assemblea di condominio, a un seminario, a un’adunanza religiosa, a una riunione di lavoro, in una riunione a scopo di svago e in qualsiasi altra situazione in cui altri parlano e sarebbe opportuno ascoltare.

Dato che la mia scarsa capacità di ascoltare è intimamente legata alla mia scarsa capacità di far percepire agli altri che mi interesso di loro, ho cominciato a lavorare in modi pratici per vincere questa mia debolezza.

Per esempio (come ho già detto nel mio post su come ho imparato ad essere un miglior ascoltatore) mi sono imposto di andare ai vari meeting, seminari, assemblee e quant’altro che frequento con la precisa intenzione di ascoltare almeno tre punti e poi avvicinare l’oratore per dargli un preciso feedback su questi tre punti.

Ho iniziato a fare la stessa cosa alle feste e i party (e avendo una moglie filippina frequento tantissimi party pieni di gente): mi sono imposto di sedermi vicino ad un gruppo di persone intente a conversare del più e del meno, anche se la conversazione mi sembra superficiale, e ascoltare almeno tre cose che vengono dette e intervenire nella conversazione almeno tre volte.

Ho praticato questa cosa per circa sei mesi e ho visto grandi cambiamenti anche nel modo in cui mi pongo nei confronti di mia moglie.

Ora quando lei parla cerco di ripetere immediatamente quello che ha appena detto e in questo modo trasmetto l’idea di quello che sta mostrando empatia e interesse personale.

Mia moglie ovviamente sa che io sono un tipo introverso e che, anche se faccio fatica ad esternare le emozioni le provo (altrimenti non mi avrebbe sposato).

Tuttavia lei si aspetta che io mi dia da fare per lavorare sulle mie debolezze, anche perché i filippini hanno una forte cultura della famiglia allargata e, anche se mia moglie può sopportare e tollerare la mia scarsa capacità di esternare le emozioni, questo crea problemi nei miei rapporti con la famiglia estesa e, di riflesso, nel matrimonio stesso.

In questi 17 anni di matrimonio ho fatto numerosi progressi e questo dimostra che non esistono debolezze innate su cui non si possa lavorare e che non si possano superare.

Marito iper introverso e moglie iper estroversa: possono funzionare insieme?

Mia moglie è filippina e viene da una cultura basata sul pakikisama, un termine tagalog che, fondamentalmente, significa “stare insieme” o “spirito di gruppo”.

Io sono all’estremo opposto: amo ritagliarmi molti spazi di solitudine e preferisco associarmi con pochi individui selezionati piuttosto che avere molti amici ed andare a grandi raduni e feste.

Adoro le escursioni solitarie e stare seduto da solo su una panchina di un parco, o semplicemente restare chiuso nella mia stanza, a leggere per ore e ore.

E adoro andare in un bar o in un ristorante con un massimo di uno o due amici molto stretti per fare conversazioni profonde.

La cultura filippina è invece incentrata su grandi raduni di gruppo con musica, balli e karaoke.

L’idea filippina di stare insieme promuove, d’altro canto, uno spirito di bayanihan, uno spirito di cooperazione e di aiuto reciproco tale che l’intera comunità filippina interviene quando un suo membro ha bisogno di aiuto pratico.

Quindi come può un introverso molto forte come me stare bene con una filippina che proviene da una cultura fortemente orientata all’interazione con molte persone?

Non solo ho scoperto che un uomo introverso può stare bene con una donna che proviene da una cultura che incoraggia molto lo stare insieme, ma ho anche scoperto che una persona estroversa ha, in realtà, bisogno di un partner introverso, il quale può portare molto valore aggiunto nella vita di una persona super estroversa e fare piuttosto bene da complemento.

Ecco alcuni motivi per cui penso che un introverso come me possa prosperare in una relazione con un estroversa e farla funzionare alquanto bene.

Gli introversi non sono eremiti, essi preferiscono poche relazioni di alta qualità a molte superficiali

L’idea filippina di stare insieme ha indubbiamente molti aspetti positivi, come lo spirito di bayanihan che ho appena citato.

D’altra parte, poiché i filippini preferiscono decisamente i grandi raduni sociali alla socializzazione con una o due persone alla volta, le relazioni tendono ad essere piuttosto superficiali.

Nella mia vita ho sempre avuto pochissimi amici, ma queste persone sono mie amiche da decenni.

Ho sempre preferito chiarire i malintesi e lavorare per migliorare le mie relazioni con quelle poche persone intime con cui ho una relazione significativa, profonda e duratura a scappare da loro e cercare altre amicizie quando le cose non funzionano.

Personalmente preferisco mantenere i miei rapporti con le persone a cui tengo e farli crescere nel tempo e questo tratto della mia personalità mi ha permesso di lavorare per mantenere e migliorare il mio matrimonio piuttosto che scappare da esso alle prime grandi difficoltà.

Inoltre, poiché ho pochissimi amici al di fuori della relazione, posso concentrarmi sul mio matrimonio senza troppe distrazioni da parte di molte persone che rivendicano il mio tempo e la mia attenzione.

L’introversione produce più pace interiore che aiuta ad essere più in pace con altri

Perché sto bene da solo non ho particolari problemi a lasciare la scena di una discussione accesa senza soffrire troppo, proprio perché posso essere tanto appagato mentre sono solo quanto quando sto interagendo con mia moglie (o con qualsiasi altra persona). Pertanto quando l’atmosfera si fa incandescente, e cercare a tutti i costi un’interazione con mia moglie diventerebbe controproducente, mi allontano senza soffrire la solitudine e questo mi dà l’opportunità di riflettere su quando e come trovare il momento opportuno per chiarire ciò che c’è da chiarire.

Inoltre, scegliere di isolarmi deliberatamente su base regolare, ritagliando momenti in cui scrivo in un diario, mi dà l’opportunità di riflettere su ciò che funziona e ciò che non funziona nella mia relazione e trovare soluzioni che non riuscirei a trovare se avessi una vita sociale troppo piena.

La contemplazione e il lavoro interiore generano maggiore autocontrollo e tranquillità in generale e creano un ambiente interno che difficilmente può coesistere con il conflitto.

Un introverso dà spazio

Poiché un introverso ha bisogno di spazio, è anche più propenso a dare spazio e dare spazio è vitale in una relazione intima.

Ho bisogno di molto spazio e sono disposto a dare spazio a mia moglie, al punto che sono disposto a permetterle di andarsene anche uno o due mesi nelle Filippine da sola mentre io resto qui (e questo è già successo tre volte da quando mi sono sposato).

Un introverso è ricco internamente e quindi è meno bisognoso e meno dipendente dal partner

Un forte introverso non entra in una relazione perché è disperato di trovare un coniuge.

Come ho già detto, durante i miei momenti di solitudine posso essere appagato tanto quanto quando interagisco con le persone o, più precisamente, mi sento ancora più appagato.

Mi sono goduto appieno i miei quasi quattro decenni da single (mi sono sposato a 36 anni), quindi non mi ero aggrappato all’idea di trovare un coniuge, potevo perfettamente funzionare da solo.

E poiché uno dei tratti distintivi di un matrimonio che funziona è il dare, coloro che non entrano in una relazione perché hanno un disperato bisogno di compagnia hanno più da dare o, almeno, meno da prendere.

Queste sono, a mio giudizio e sulla base della mia esperienza, le armi vincenti di un forte introverso che desidera entrare in una relazione e queste cose, secondo me, portano valore aggiunto nella vita di una persona iper estroversa.

La mia esperienza mostra che è possibile una relazione tra un iper-introverso e un estroversa e se io posso essere in una relazione con un estroversa, chiunque altro che si trova in una posizione simile può farlo.

Quindi, sì, un forte introverso può essere perfettamente in una relazione con un estroversa e la mia esperienza è l’evidente dimostrazione che le cose stanno così.

Il matrimonio multietnico: una grande opportunità per uscire dalla zona di comfort

Il matrimonio multietnico mette a dura prova la capacità di un essere umano di allargare i propri orizzonti ma se si è disposti ad accettare la sfida questo tipo di matrimonio può dare notevoli soddisfazioni

Uno dei metodi più efficaci per vivere una vita straordinaria è imparare a gestire l’incertezza e uscire dalla cosiddetta “zona di comfort”.

Una delle strade migliori per imparare a scardinare le proprie certezze uscendo dal guscio protettivo della zona di comfort, e lo dico per esperienza personale, è indubbiamente il matrimonio multietnico.

L’espressione “matrimonio multietnico” è ovviamente un po’ generica e potrebbe anche riferirsi a qualcuno che vive al ridosso del confine di uno stato estero che sposa una persona del sesso opposto che abita a 30 metri dal confine. Uno che vive a Ponte Chiasso, in provincia di Como, per esempio, che sposa una svizzera italiana di Chiasso, di certo non affronta un grande shock culturale.

Ovviamente non è questo il tipo di “matrimonio multietnico” che aiuta ad uscire dalla zona di comfort, mi riferisco ovviamente al matrimonio tra persone che vengono da culture radicalmente diverse.

Io ho sposato una filippina e posso dire che probabilmente non esiste al mondo una cultura più antitetica rispetto al modello occidentale di quella filippina.

Potrebbe sembrare che la cultura filippina sia, rispetto a quella di altri paesi asiatici, una delle più vicine a quella occidentale per via della lunga colonizzazione spagnola e americana. Tuttavia, dietro all’apparente veste occidentale, si nasconde un sottobosco di idee, principi e tradizioni lontani anni luce dal mondo occidentale.

Un occidentale che sposa una filippina si viene pertanto a trovare in una situazione in cui viene costretto ad uscire dalla zona di comfort a matrimonio già avvenuto perché, all’inizio, c’è questa apparenza di occidentalita’ che inganna facilmente.

Vorrei brevemente condividere la mia esperienza riguardo a come ho trasformato lo shock culturale del mio matrimonio multietnico in un’opportunità per uscire dalla zona di comfort e mettere in discussione certezze che mi tenevano ancorato a schemi mentali rigidi e, siccome gli schemi mentali rigidi sono l’ostacolo principale per mantenere la propria pace e sanità mentale in tempi di incertezze e trasformazioni in campo socio-economico, ritengo che un’esperienza come il matrimonio multietnico “estremo” o, comunque, un’esperienza prolungata di vita a contatto con un ambiente molto “alieno”, sia estremamente utile a questo riguardo.

Un giorno di dicembre di 9 anni fa, mentre giravo per il centro commerciale di Rosales, Pangasinan, Filippine, sono entrato nella “National Book Store”, una delle principali catene di negozi di libri delle Filippine, tra l’altro molto ben fornita e li’ mi sono imbattuto in un libro che mi era stato raccomandato da un missionario tedesco che aveva vissuto 12 anni nelle Filippine. Il libro si intitola ” Culture Shock Philippines”. Nei due capitoli introduttivi il libro, senza tanti giri di parole, parla delle enormi sfide che si presentano dinanzi a chiunque decida si stabilire relazioni di lungo termine con i filippini (dubito che esista una traduzione in italiano del libro per cui ogni qual volta ne citero’ dei passaggi faro’ una mia traduzione).

Uno dei passaggi del primo capitolo del libro dice che “quando l’esposizione prolungata a una cultura aliena delude le loro aspettative alcune persone diventano frustrate e antagoniste….e….profondamente disorientate….si ritirano nel guscio protettivo della loro cultura e assumono un atteggiamento di arrogante superiorita’…demolendo l'”habitat” in cui loro stessi hanno deciso di vivere”.

Una situazione del genere si verifica ad esempio quando il partner occidentale viene a scoprire che per una filippina la famiglia estesa e’ importante quanto il matrimonio se non addirittura di piu’ (tant’e’ vero che nelle Filippine quando un figlio o una figlia si sposano, spesso costruiscono una nuova unita’ abitativa nel terreno che circonda la casa dei genitori creando cosi’ dei “compound” con tante case quanti sono i figli o le figlie sposati).

Un occidentale abituato a concepire il matrimonio come una situazione in cui uno lascia padre e madre e crea la propria unita’ familiare autonoma e limita i contatti con la famiglia estesa al minimo sindacale rischia di trovarsi molto spiazzato da questa e altre enormi differenze culturali che, come il titolo del libro sopracitato suggerisce, creano uno shock culturale che può dare luogo a grande frustrazione.

Un concetto che mi ha permesso di fare un enorme salto di qualità nella mia relazione e’ stato quello di TRASFORMARE LA FRUSTRAZIONE IN CURIOSITÀ e chiedermi costantemente, quando sorge uno scontro di culture frustrante: “cosa c’è di stimolante ed affascinante in questa situazione?”

Una delle domande più potenti che possono spostare il focus mentale di un occidentale che si sente la povera vittima del clan dei filippini che si intromette nella propria vita di coppia e non gli permette di godere di un matrimonio “come tutti gli altri” e’ proprio: “COSA C’E’ DI STRAORDINARIO IN QUESTA SITUAZIONE”? OPPURE “QUAL’ E’ L’OPPORTUNITÀ IN QUESTA SITUAZIONE”.

Domande del genere trasformano il senso di impotenza e frustrazione in curiosità che genera apertura mentale e spinge a cercare opportunità per apprezzare quegli aspetti della cultura ‘aliena’ che generano risentimento.

Cosa c’e’ di straordinario in questa situazione? Beh, forse il fatto che posso allargare la mente e uscire dalla mia “comfort-zone” culturale, forse il fatto che il clan che si intromette nella mia intimita’ forse potrebbe venirmi in aiuto in tempi di crisi economica o in caso di malattia o invalidita’.

Se ci poniamo le giuste domande troveremo risposte potenzianti che ci permetteranno di affrontare un matrimonio multietnico con la giusta attitudine mentale.

Così come ho imparato a chiedermi cosa ci fosse di affascinante in quegli aspetti del mio matrimonio multietnico che stavano sconvolgendo molte delle mie certezze, ho anche imparato a chiedermi “qual’e’ l’opportunità in questa situazione?” in altre situazioni, tipo la fase di trasformazione economica che stiamo vivendo e le conseguenti certezze che crollano una dopo l’altra

Gran parte della stabilità emotiva che sto riuscendo a mostrare a fronte di molte certezze socio-economiche che stanno crollando, la devo proprio al fatto di avere accettato le sfide del mio “particolare” tipo di matrimonio multietnico!

Fare figli con una persona appartenente ad un’altra razza – l’esempio delle coppie miste occidentali-filippine

Qualche giorno fa ho pubblicato un breve articolo dove citavo un link che parla di come i figli di una coppia mista hanno maggiori probabilità di diventare particolarmente belli dal punto di vista estetico.

Nelle Filippine ci sono numerosi esempi di attori, attrici e supermodelle che sono il prodotto dell’unione di coppie miste

Matteo Guidicelli è un cantante e attore italo-filippino molto conosciuto in Filippine

Pia Wurtzbach (miss universo 2015) è figlia di una coppia filippino-tedesca

Catriona Gray, figlia di una filippina e un australiano, è la nuova miss universo

Io e mia moglie non abbiamo avuto il privilegio di crescere figli nostri ma il mio figlio adottivo, essendo cresciuto in una coppia mista e, avendo vissuto in due paesi, ha comunque l’enorme vantaggio di essere fluente in tre lingue (la lingua nazionale delle Filippine che è il tagalog, quella ufficiale che è l’inglese e l’italiano).

Io e mia moglie ci siamo sposati relativamente tardi e non stiamo pianificando di avere figli ma, nei venti anni che siamo stati insieme, ho conosciuto una quantità enorme di coppie in cui il marito è occidentale e la moglie è filippina e tutte queste coppie hanno in comune il fatto di avere figli particolarmente belli.

La consapevolezza che, unendosi ad una persona di un’altra razza, vengono fuori figli particolarmente belli potrebbe convincere chi ha delle remore nei confronti di questo tipo di unioni a prendere in considerazione il matrimonio multietnico… almeno per ragioni egoistiche (come quella appunto di avere figli più belli della media)….